Il nuovo album del Quartetto Urbano, “Mentre corre cielo e terra” segue l'apprezzatissimo cd di debutto “Un altro modo è possibile”, che ha riscosso un notevole successo di critica. Il nuovo cd è stato inciso dopo che il gruppo vocale ha portato lo spettacolo in tour, un lavoro fatto respirare dal vivo, ed è il naturale seguito della ricerca iniziata con il primo album. “Mentre corre cielo e terra” è costruito come una grande partitura. Un percorso tra canti di tradizione orale italiani e composizioni contemporanee. Uno sguardo ponte sulla musica popolare unita ad un incontro con la musica dell'oggi, un mondo fatto di diversi strati ma vissuti qui ed ora. Ne scaturisce quindi una riflessione sui vari “presenti” che viviamo, attraverso il canto sociale, il canto partigiano, il canto di lavoro, tanto che all'interno si possono trovare sia brani tradizionali che ad esempio un brano dal titolo “Canzone dei Precari”. Da sottolineare la presenza di una composizione di Giovanna Marini scritta appositamente per questo cd del Quartetto Urbano, “La vita per il pane”, che guarda al lavoro di ieri e di oggi, con lo sguardo nostro, con lo sguardo di chi arriva, gli sbarchi di clandestini, l'accoglienza di queste realtà. Il titolo “Mentre corre cielo e terra” viene dalla "Canzone di viaggio", testo di Emilio Jona e musica di Sergio Liberovici, esponenti del gruppo Cantacronache che negli anni '50 incominciò un lavoro sulla memoria, il canto popolare e sociale, e di scrittura per raccontare il presente di quegli anni. Nell'onda del loro lavoro è nata l'esperienza del Nuovo Canzoniere Italiano, le ricerche dell'Istituto De Martino e di tanti altri. Anche questo brano evidenzia un filo che unisce il presente ed il passato, la condizione dei pendolari, del muoversi per lavorare. Il Quartetto Urbano canta "Canzone di viaggio" in un arrangiamento di Xavier Rebut. come omaggio a un mondo e alle ricerche e esperienze che vi sono legate. Come loro stessi ci raccontano: “...Dopo Un altro modo è possibile, Mentre corre cielo e terra è il nostro secondo concerto e secondo disco, pensato come un unico percorso sonoro: in una grande partitura prendono vita i canti della passione, gli stornelli e i canti di lavoro. Sono affiancati da creazioni originali: c’è il lavoro di Antonella Talamonti a partire dai testi dei poeti siciliani Ignazio Buttitta e Nino De Vita, ci sono le parole di oggi che raccontano in musica il precariato, e ci sono i madrigali di Giovanna Marini, che sa esprimere il coraggio di chi sa guardare e agire, e che sa raccontare la “vita per il pane”, l’abbandono della propria terra, la separazione nella speranza del “pane per la vita”'...” (Quartetto Urbano) “Quando si assiste a uno spettacolo del Quartetto Urbano l’attenzione, il respiro e lo spirito sono come sospesi in quell’intonazione perfetta e nell’armonia delle voci, equilibrate in un modo speciale. Pur nella varietà degli interventi solistici, nell’insieme l’impressione che se ne riceve è di ascoltare un unico strumento.” (L'Editore)
SNOW CYCLE è il nuovo disco di Giampaolo e Stefano Scatozza, con la partecipazione di Audun Waage (tromba), Marcus Cummins (sax) e Rich Brown (basso elettrico). Già disponibile nei negozi di dischi può anche essere ordinato attraverso il nostro sito cliccando qui. Se invece vuoi scaricarlo in formato digitale vai su Ascolta un'anteprima Up Floor #1
Arianna
Dalla presentazione di Luigi Onori: “Snow Cycle: due sostantivi che accostano la leggerezza della neve e la meccanica materialità della bicicletta. I termini hanno identificato per i fratelli musicisti Giampaolo e Stefano Scatozza un gruppo ed ora il titolo di un album. Snow Cycle (registrato in Canada, mixato in Norvegia, masterizzato a Londra) sfugge agli stereotipi perché non fa riferimenti dogmatici al mainstream della musica afroamericana, pur contenendo richiami al bebop, al free a John Zorn e a Dudu Pukwana. La storia sonora dei singoli componenti (Stefano è da dieci anni chitarrista e compositore degli Acustimantico ) li porta a concretizzare undici tracce che contengono e trascendono il jazz, muovendosi verso nuove direzioni. Ciò scaturisce, in primo luogo, dai suoni: le sobrie chitarre di Stefano Scatozza (autore di quasi tutti i brani); la tromba umanizzante del norvegese Audun Wage; le ance che hanno metabolizzato free e post-free dell’inglese Marcus Cummins, che ha suonato in diverse formazioni con Trevor Watts; il bassismo elettrico ora solistico (La vita imprevedibile), ora propulsivo del canadese Rich Brown. È la batteria di Giampaolo Scatozza a costruire le atmosfere dei brani, con scansioni diverse ed un uso inconsueto dei piatti. Si avvertono, in realtà, le lezioni di Charles Mingus, Gil Evans e Bruno Tommaso: il solista non è mai abbandonato a sé stesso e ci sono elementi strutturali che rimandano il singolo al collettivo. Soffice come la neve, materico come una bicicletta…”