La musica contenuta in questo cd è stata registrata durante il giro in America del Sud fatto l’anno scorso dal sassofonista e flautista Eugenio Colombo con il pianista Luigi Bozzolan. Il duo ha entusiasmato gli appassionati di musica di Guatemala, Colombia, Perù, Brasile, Argentina e Cile con improvvisazioni spregiudicate e intense. È stata una gioia immensa, per me, ascoltare Eugenio e Luigi a Santiago del Cile, nell’ultima tappa del loro viaggio, nonché poter partecipare insieme a loro e a quattro musicisti cileni a un concerto memorabile di musica improvvisata organizzato in un locale di jazz della stessa città. Conosco Eugenio Colombo almeno dal 1975, praticamente dalla creazione della Scuola Popolare di Musica di Testaccio, a cui abbiamo partecipato insieme con molti altri musicisti. Abbiamo suonato in duo o in gruppi più grandi, da allora fino alla mia partenza da Roma (dopo 18 anni) nel 1988, ma ci siamo incontrati anche in seguito per ragioni musicali e di amicizia. Eugenio non ha mai smesso di stupirmi per la sua capacità di integrare influssi etnici (per esempio delle launeddas sarde) nella creazione del suo universo melodico e ritmico. E’ una prova vivente che lo swing può benissimo essere indispensabile al jazz, come insinua il titolo di una composizione di Duke Ellington, ma che è anche una qualità indefinibile che può esprimersi in forme assai differenti. Luigi Bozzolan mi era invece totalmente sconosciuto prima dell’ottobre 2009, e mi ha molto impressionato - e sui miei amici musicisti cileni ha avuto lo stesso effetto - con il suo stile così personale, ora romantico, ora intensamente ritmico, in grado di spaziare tra meditazioni musicali introspettive e invocazioni del jazz tristaniano, del tango o del jazz-rock. Nei concerti, e qui nel disco, è evidente che Luigi è un compagno musicalmente assai stimolante per Eugenio. Credo che seguire attentamente questo disco sarà come fare un viaggio pieno di sorprese, attraverso paesaggi musicali che possono variare in forma graduale o brusca anche all’interno dello stesso brano. Un buon esempio di questa naturalezza nel variare atmosfere, e della capacità dei due musicisti di conferire una profonda unità seppure paradossale a un brano, è Violettango (titolo quanto mai adatto): comincia con alcuni momenti di ricerca tra i musicisti, momenti che fanno parte dei piaceri di ascoltare la musica improvvisata, e che qui sboccano in un omaggio eterodosso e gioioso al pubblico argentino. El Dorado dimostra che le tecniche non accademiche (in questo caso di Eugenio al flauto) possono essere usate non per scandalizzare il pubblico ma come parte di un discorso coerente e sorprendente. E l’inizio meditativo in questa versione di Arrivederci a Cadice, seguito da accordi ossessivi del piano, ci conduce a un’esecuzione esultante del tema suonato in armonia dai due sassofoni di Eugenio, accompagnato in modo deliziosamente eccentrico da Luigi. Vorrei congratularmi con l’Istituto Italiano di Cultura per l’organizzazione della tournée di Eugenio e Luigi, che ha avuto il beneficio supplementare di permettermi di rinnovare la amicizia con il primo e incontrare un nuovo amico nel secondo.
Martin Joseph
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